Mostra Coniugi Martin - Prefazione Cardinal A. Scola

«Genitori che generano santi» è il titolo della presente mostra sui Beati Coniugi Martin, genitori di santa Teresa di Gesù Bambino, proposta per il VII Incontro Mondiale delle Famiglie.

Il titolo è stato tratto da una lettera che Teresa ricevette dalla zia Celina Guérin, quattordici anni dopo la scomparsa di mamma Zelia: «Ah, il fatto è che i tuoi genitori, mia piccola Teresa, sono di quelli che si possono chiamare dei santi e che meritano di generare dei santi» (lettera del 16 novembre 1891).

L’Incontro Mondiale ci chiama a ri-scoprire più profondamente la bellezza, la bontà e la verità della famiglia. Benedetto XVI, parlando ai fidanzati in occasione del Congresso Eucaristico di Ancona, si è così espresso: «Cari amici, ogni amore umano è segno dell’Amore eterno che ci ha creati» (11 settembre 2011). Vissuto con verità e intensità il cammino graduale dell’amore tra un uomo e una donna trova nel sacramento del matrimonio, su cui si fonda la famiglia, la sua pienezza: «Fedeltà, indissolubilità e trasmissione della vita sono i pilastri di ogni vera famiglia, vero bene comune» (ibid.). La famiglia è la via maestra e la prima, insostituibile “scuola” di comunione, la cui legge è il dono totale di sé. I cristiani, proponendola in tutta la sua bellezza, al di là delle loro fragilità, intendono testimoniare agli uomini e donne del nostro tempo, qualunque sia la loro visione della vita, che l’oggettivo desiderio di infinito che sta al cuore di ogni esperienza di amore si può realizzare. La famiglia così concepita è un patrimonio prezioso per l’intera società.

La vicenda terrena di Luigi e Zelia Martin offre ai nostri sguardi la testimonianza di una famiglia che ha vissuto in pienezza la sua vocazione e missione.

Epoca non facile quella dei Martin, in una Francia dell’Ottocento che risentiva ancora degli strascichi della Rivoluzione e del giansenismo serpeggiante in cui il cristianesimo, come oggi, rischiava di essere rinchiuso nell’ambito privato. I Martin, appartenenti alla classe borghese emergente, si sono fortemente ancorati agli insegnamenti della Chiesa, trovando in essi il necessario per orientarsi nelle loro scelte lavorative, educative e coniugali. Si sono “concepiti” nel matrimonio a servizio di Dio, chiamati da Dio a collaborare con l’opera della creazione e a essere testimoni del suo amore in casa, nell’ambiente di lavoro, nella vita ecclesiale del loro tempo attraverso opere di misericordia, confraternite, associazioni caritative e sociali di vario genere. Il principio Dio primo servito era il fondamento della loro relazione coniugale e del loro focolare domestico.

Teresa, fine osservatrice della realtà che la circondava, definirà i suoi genitori «incomparabili, più degni del cielo che della terra e terra santa dal profumo verginale». Non a caso von Balthasar ha potuto scrivere a proposito di santa Teresina: «In ultima analisi è a Luigi e Zelia Martin che dobbiamo la dottrina della piccola via, dell’infanzia spirituale, perché furono loro a rendere vivo e palpitante nel cuore di Teresa di Gesù Bambino, il Dio che è più di un padre e di una madre».

Il lavoro era concepito dai Martin come mezzo di sostentamento e non come fine della vita, come sorgente di benessere da condividere anche con i poveri, come partecipazione all’opera creatrice di Dio in cui le qualità e capacità umane venivano esaltate.

La festa ritmava i giorni lavorativi ed era dedicata alla lode del Signore e alla famiglia. Dio era sempre il primo servito. Alla domenica, Luigi teneva ostinatamente chiusa la porta del suo negozio, rinunciando anche a sicuri guadagni. Zelia, dopo i Vespri della domenica, visitava le operaie malate e provvedeva ai loro bisogni. La vita dei Martin era ritmata dai vari tempi liturgici (in quaresima, ad esempio, la tavola era imbandita in modo sobrio e frugale) e tutta la famiglia partecipava, oltre alla Messa domenicale, anche ai Vesperi, alla benedizione Eucaristica, alle processioni.

L’avventura umana e cristiana dei coniugi Martin costituisce una splendida testimonianza di quell’unità di vita in cui famiglia, lavoro e festa mostrano la loro potenza edificatrice di una nuova umanità trasfigurata dalla grazia. 

 

Milano, 25 aprile 2012

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